La Dotta, la Grassa, la Rossa

 

Tre aggettivi che dicono molto, ma che ancora non raccontano tutto. Bologna è una città affascinante, con l’irresistibile capacità di metterti a tuo agio nel momento stesso in cui la vedi per la prima volta.

E’ in grado di raccontarsi senza mai farsi scoprire del tutto, lasciandoti provare un po’ di  stupore ogni volta che ve ne fai ritorno. E’ una città in cui almeno una volta hai detto «è qui che voglio vivere» e nella quale, ogni volta, sai di sentirti a casa.

«Una famiglia vera e propria non ce l’ho e la mia casa è Piazza Grande» cantava Lucio Dalla, che da quella città non è mai andato via e il cui ricordo continua a vivere in via d’Azeglio.  Piazza Maggiore (la citata piazza grande) è il centro di Bologna, il punto nevralgico in cui incontrerai per certo almeno una persona con un libro in mano, due o tre artisti di strada, quattro musicisti, trentasei fotografi amatoriali, un andirivieni continuo di occhi, sguardi e sorrisi; avvolta tra il Palazzo Comunale, quello del Podestà e la Basilica di San Petronio, sarà quest’ultima a folgorarti, con il fascino della sua incompiutezza.

Sarai poi probabilmente incuriosito dal mormorio proveniente dai portici alla tua sinistra e, valicato l’arco di via Pescherie Vecchie, scoprirai un mondo parallelo, in cui la Grassa Bologna ti si presenterà davanti tra i banchi di frutta e quelli di pesce, tra le sue salumerie dall’inconfondibile odore e dalle mortadelle esposte, tra i pastifici in cui sognerai di passare il resto della tua esistenza ad assaggiare ogni variante di tortellino, tortello, raviolo. Non ci sarà scampo: finirai per ordinare un ricco tagliere di salumi e formaggi e piadine e tigelle e crescentine; accompagnerai il tutto con un bicchiere di Sangiovese; e, probabilmente stremato, completerai comunque il tuo tour culinario in una delle tradizionali osterie, tra tagliatelle al ragù e tortellini in brodo.

Riemerso da un tale turbinio di sapori ed odori e pronto ad affrontare l’ignoto, deciderai di ascendere alla Torre degli Asinelli e dopo 498 scalini, qualche pausa per recuperare il fiato e alcune bustine di zucchero per i più deboli, la ricompensa sarà oltre le tue aspettative. Dominerai la Rossa Bologna dall’alto, adorando il colore dei suoi tetti e i contorni verdi dei colli che la circondano; ti racconteranno che la città era anticamente circondata da più di 100 torri; ti sporgerai per osservare la vicina Garisenda e vedrai dinanzi a te il percorso dell’antichissima Via Emilia (ma tutto ciò, solo se non ti sarai intanto iscritto all’UniBo…altrimenti, per scaramanzia, nessuna ascesa sino alla laurea!).

Una volta coi piedi per terra percorrerai probabilmente le viuzze del Ghetto ebraico, per poi iniziare un percorso al di sotto dei portici che tanto rappresentano questa città: ammirerai gli affreschi dei portici di via Farini; starai con il naso all’insù per individuare le tre frecce conficcate sul soffitto di quelli in Strada Maggiore (scoprendo che si tratta di uno dei “sette segreti di Bologna”); scoprirai la scritta «Vinum laetitia, canabis protectio, panis vita» sul porticato tra via Rizzoli e via Indipendenza (altra chicca, tra i “sette segreti”). Continuando il tuo percorso, giungerai in piazza Santo Stefano, trovando probabilmente il caratteristico mercatino dell’usato e dell’antiquariato e, una volta superato il portone dell’omonima basilica, rimarrai estasiato dalla scoperta che, in realtà, si tratta delle Sette Chiese di cui tanto avevi sentito parlare.

I colori del rosso, dell’arancione e del giallo delle strade bolognesi ti guideranno verso la parte opposta della città e inizierai a percorrere via Saragozza i cui portici – numerati  da 1 a 666 – ti porteranno sui colli, in un percorso faticoso, sportivo e spirituale sino alla Basilica di San Luca, chiesa enigmatica, che dalla sua altezza domina e protegge la città. Imparerai ad individuarla da ogni distanza e sarà il primo simbolo che scorgerai in ogni tuo ritorno a Bologna. Ogni bolognese doc saprà raccontarti che la particolare numerazione fa riferimento alla visione dall’alto del porticato: un serpente – rappresentato appunto dal numero anticristo – che strisciando si arrampica sulla collina e la cui testa viene schiacciata dalla Basilica, simboleggiando la vittoria del bene sul male.

Bologna sarà poi la città in cui sempre troverai gente diversa, variegata, variopinta a qualsiasi ora del giorno e della notte, in cui potrai incrociare per strada, contemporaneamente, una persona in pigiama ed una in abito da sera, senza che ciò rappresenti una stonatura ai tuoi occhi. Sarà la città in cui sempre troverai moti di ribellione, che tanto ti ricorderanno storie ed eventi vissuti da vecchie generazioni in epoche apparentemente lontane. Passerai dai centri sociali alle rappresentazioni teatrali, dai musei di arte contemporanea a quelli archeologici, dai parchi urbani alle esposizioni temporanee. Girerai in bici, comprerai dei libri, andrai a dei concerti.

E’ una città che ti darà tanto e alla quale sempre vorrai fare ritorno.

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