Palermo e le «Vie dei Tesori» – Parte I

«Tra dieci giorni, se non hai niente in contrario, potremmo andare a Palermo» le disse.

«Preferisco Ginevra» rispose lei. Stava in piedi davanti al cavalletto ed esaminava una tela iniziata.

«Come puoi vivere senza conoscere Palermo?».

L’insostenibile leggerezza dell’essere. Milan Kundera.

 

Come puoi vivere senza conoscere quel tripudio di caos e di bellezza, quel rumore perenne, quell’odore salmastro che si fa più forte alle ore dell’alba, quei colori così vivi e sgargianti? Come puoi pensare di aver visto il mondo se non hai conosciuto il mondo che Palermo racchiude, con i suoi riflessi arabi, le sue finestre normanne, le sue statue spagnole, le tracce lasciate su di lei da Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni? Come puoi esistere senza perderti tra gli odori dei suoi mercati, tra i sapori del suo cibo? Come puoi non vivere almeno una volta Palermo, la città «tutto porto» da un lato (Panormus, appunto), e protetta dal suo Monte Pellegrino, dall’altro?

Palermo è la città che ci ha dato i natali, che abbiamo sempre visto ed incontrato, amato ed odiato, senza però conoscerla veramente nelle sue viscere, nei suoi luoghi più segreti. Abbiamo deciso di farlo adesso, per entrare nei suoi palazzi, nelle sue chiese, passando tra le piazze e costeggiando il mare, visitando luoghi esclusivi e dalla bellezza disarmante. E se ciò è stato possibile, è grazie ad iniziative quali Le Vie Dei Tesori, festival giunto alla sua undicesima edizione: «5 Weekend alla scoperta di arte, mistero, scienza e natura» pronti a mostrarti nella sua pienezza Palermo, la Città Svelata.

 

Ecco cosa abbiamo visto sinora:

PALAZZO DI RUDINÌ

Arrivi a Palermo, imbocchi via Maqueda, superi i Quattro Canti e vedi una fila al portone di un palazzo. Decidi di iniziare il tuo tour con effetto sorpresa e ti accodi, ignaro di dove tu stia entrando. Ti narrano le vicende della famiglia dei marchesi di Rudinì, acquirenti ottocenteschi del palazzo. Poi, la sorpresa: quella di affacciarsi lì, proprio in uno dei balconi dei Quattro Canti, iconico incrocio di Palermo tra la Strada Nuova (oggi via Maqueda) ed il Cassaro (oggi Corso Vittorio Emanuele). Il tuo cantone è quello dell’estate, con Filippo II al secondo livello architettonico e Santa Ninfa a proteggere la struttura; seguono la primavera, con Carlo V e Santa Cristina, l’autunno, con Filippo III e Sant’Oliva e, infine, l’inverno, con Filippo IV e Sant’Agata. Quella nuova prospettiva di osservazione, non la dimentichi più.

PALAZZO DELLE POSTE

Architettura fascista del pieno 900, con le sue imponenti colonne si innalza su via Roma, risplendendo al bianco del suo marmo. La maestosità esterna è pari a quella interna, un inedito piccolo museo futurista. Già le scale hanno un fascino tutto loro, con i loro marmi  italiani ed un effetto a spirale che l’architetto Mazzoni cura in ogni dettaglio. La sala conferenze, poi è il cuore vibrante del museo futurista che il Palazzo delle Poste rappresenta: vi sono esposte 5 tele di Benedetta Cappa, raffiguranti le comunicazioni terrestri, marine, aeree, telegrafiche, radiofoniche, precedentemente esposte al Guggenheim Museum di New York, due quadri di Tato e uno di Bevilacqua. Gli arredi in pelle e rame e marmo completano l’atmosfera suggestiva. Da vedere, assolutamente.

ARCHIVIO STORICO COMUNALE

Nascosto ai lati della via Maqueda, l’Archivio comunale ti rapisce con i suoi settemila metri di scaffalature in legno. All’interno, la storia dell’intera città sino alla primi anni del ‘900; tra manoscritti, documenti garibaldini e la maestosa “aula Grande” progettata da Almeyda, propone al momento anche un’interessante mostra fotografica, con Praga e Palermo a confronto.

TORRE DI SAN NICOLO’

«Si vucia, s’abbannia, Ballarò è magia» ti da il benvenuto al mercato storico di Ballarò, in cui tra bancarelle di frutta e verdura e carne e pesce, friggitorie di panelle, crocché e rascatura, volti profondi e sguardi segnati dalla città, saresti in grado di passare una giornata intera. La Torre di San Nicolò sorge nel pieno della piazzetta; la strettissima scala a chiocciola ti porta alla terrazza dalla quale poter ammirare l’intera città, scorgerne il mare e delineare i contorni dei suoi più bei luoghi. Lì, in terrazza, una statua dall’espressione aggrottata: è Palermo, una donna arrabbiata con i suoi cittadini che non sanno prendersene cura. Si dice che la statua verrà rimossa quando le cose cambieranno e Palermo sarà valorizzata per come merita.

CASA PROFESSA

Pur non essendo inclusa nel percorso delle Vie dei Tesori, non farvi visita è impossibile. Varcato il portone di ingresso, ti trovi davanti una delle più alte espressioni del Barocco siciliano. Ogni angolo è ricco di dettagli e il colpo d’occhio complessivo indimenticabile. Non serve aggiungere altro.

 

CHIESA DEL CARMINE MAGGIORE

Ti colpisce esternamente per la sua cupola splendente, interamente decorata da brillanti maioliche e riflessi dorati. Costruita dai Carmelitani nel vivo del mercato di Ballarò, all’interno la vera chicca sono gli stucchi in bianco e oro del Serpotta.

CHIESA E CHIOSTRO DELLA MAGIONE

Sorgono all’interno dell’omonima piazza; la sobrietà della chiesa e l’essenzialità del chiostro fanno di questo luogo uno dei capolavori dell’eredità arabo-normanna della città di Palermo, con un chiaro richiamo agli elementi caratterizzanti la Cattedrale ed il duomo di Monreale. Rimane uno dei nostri luoghi preferiti: difficile descrivere tanta bellezza.

VILLINO FLORIO ALL’OLIVUZZA

Il liberty palermitano raggiunge qui il culmine della sua bellezza e ricercatezza, tra le mani di Ernesto Basile. Il villino è un capolavoro di stile e dettagli. Antica residenza della famiglia Florio, subì le sorti di un terribile incendio nel corso degli anni ’60: una volta entrato, cercherai probabilmente di comprendere il perché di un camino che sembra carbone, di intarsi affumicati e di decorazioni a soffitto in nero: questi piccoli (e per nulla spiacevoli) dettagli rappresentano ciò che resta delle sue componenti originali, preservate nel corso dell’eccelsa ristrutturazione della palazzina: le carte da parati sono ipnotiche e affascinanti, così come i disegni che il legno crea all’interno del villino. Il richiamo al mondo del mare è inevitabile ma non scontato (i Florio erano infatti i proprietari della maggior parte delle tonnare della Sicilia occidentale) e l’esterno è dotato di una personalità tutta sua, merito delle torrette, dei piani sovrapposti, della cura data ad ogni dettaglio (basti pensare che ogni singolo parafulmine posto su tetti e torrette ha una propria, specifica ed elaborata, decorazione).

 

CASTELLO DELLA ZISA

«al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò La Zisa», è patrimonio dell’umanità UNESCO, oltre che simbolo perfetto dell’architettura arabo-normanna palermitana. Il nome arabo significa “lo splendore”; ed è questo che il castello rappresenta in fondo al suo giardino simmetrico: lo splendore della sua Sala della Fontana, quello dei suoi corridoi, lo splendore degli intarsi di ogni «mashrabiyya» apposta alle finestre, quello delle «muqarns» che decorano le volte delle varie nicchie.

CASINA CINESE

E’ un luogo inaspettato, dallo stile inusuale, dai colori tenui di un mondo orientale lontano anni luce da ciò che Palermo è ed è sempre stata. Per tale ragione , la Casina Cinese – dimora dei Borbone in fuga da una Napoli trafitta dall’invasione napoleonica – finisce per incantare, per cullarti tra i suoi pannelli ricamati in seta, tra le sue incisioni dorate in idiomi distinti, tra i suoi colori a contrasto. Ogni stanza è diversa, dotata di una propria identità e di una ricchezza di dettagli così attenta da lasciarti a bocca aperta. Le geometrie degli esterni stupiscono, e la sua collocazione nel parco della Favorita la rende un luogo dal silenzioso e delicato fascino. E’ vero che Palermo è stata un crocevia di popoli, di dominazioni, di influenze…ma no, i cinesi non arrivarono mai! Il suo stile è frutto di una passione per l’orientalismo maturata dalla famiglia Borbone. Per tale ragione, la Casina rappresenta un esempio unico all’interno della città svelata.

PALAZZINA DEI QUATTRO PIZZI

La palazzina sorge nel complesso della tonnara dell’Arenella, acquistata dalla famiglia Florio e convertita in dimora abitativa. Il soffitto a quattro guglie (i quattro pizzi, appunto) presenta una ricchezza cromatica ineguagliabile: a far da padrone è il giallo/oro e lì, in mezzo, le storie dei paladini, animali simbolici e propiziatori, ghirigori floreali. Dalle finestre in stile neogotico, la vista è sul porticciolo della zona; l’odore è quello del mare e il brusio di sottofondo è quello proveniente dai pescherecci.

PALAZZO DE GREGORIO

L’andirivieni di personaggi illustri che hanno varcato le soglie di questo palazzo (dal colonnello Nelson a Richard Wagner) racconta già l’essenza nobiliare di questo palazzo, che sorge ai piedi del Monte Pellegrino, in fondo all’Arsenale. L’eleganza e la ricercatezza di una nobiltà ormai lontana, ma sempre affascinante.

 

 

Attendiamo adesso l’ultimo weekend di stupore.

Tutte le info dell’iniziativa al sito http://www.leviedeitesori.com.

 

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